
Oggi (venerdì 24 gennaio) vogliamo dedicare un po' di tempo e un po' di spazio per dare voce all'interessante e originale riflessione di un mugellano. Scrive Marco Nardini:
Solo nel 2018: 1.355 persone in carcere e 1.025 agli arresti domiciliari, innocenti, tutti assolti. Costi per i contribuenti (solo nel 2018): 33 milioni di euro per risarcire l'ingiusta detenzione; milioni di euro per la gestione dei processi e delle detenzioni in carcere. Costi per gli innocenti ingiustamente incarcerati: incalcolabili; non c'è valore per vite rovinate da ingiusti processi. Non c'è solo la rovina finanziaria per i non ricchi che debbono pagare parcelle da urlo ai loro avvocati, c'è soprattutto la rovina emotiva. Infatti, come disse Carnelutti "il processo è esso stesso una pena". Far subire una pena (anche il solo processo) a un innocente è una barbarie irreparabile.
Perchè questo accade? Perchè i funzionari pubblici che gestiscono i procedimento giudiziari sono deresponsabilizzati. Nessuno di loro risponde adeguatamente per quel che fa. E' evidente che gli errori giudiziari non potranno mai essere azzerati. E istituire una forte responsabilità civile a carico di poliziotti e magistrati significherebbe bloccare di fatto l'azione penale; nessuno di loro agirebbe più per timore di pagarne le conseguenze.
La soluzione però c'è: è gestire adeguatamente la responsabilità amministrativa. Il Consiglio superiore della magistratura (CSM) dovrebbe agire in via disciplinare in modo più incisivo. Non lo fa perchè è corporativo (2/3 da magistrati e 1/3 di nomina parlamentare). Le quote andrebbero quanto meno invertite, e dovrebbero essere presenti i rappresentanti degli utenti. Il CSM dovrebbe essere composto principalmente da professori universitari, e non solo di materie giuridiche ma anche (e forse soprattutto) di materie umanistiche, nominati per almeno 1/6 dalle associazioni dei consumatori e 3/6 dal Parlamento. Gli altri 2/6 di nomina dei magistrati.
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