
Non c’è dubbio che “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, l’immortale opera culinaria di Pellegrino Artusi, sia ancora oggi un punto di riferimento per chiunque voglia cimentarsi ai fornelli e (cercare di) fare bella figura.
Probabilmente non esiste casa italiana dove non ci sia almeno una copia dell’ Artusi, uno dei libri più editi e venduti, con decine e decine di edizioni e migliaia di famiglie che di questo libro ne hanno fatto tesoro e geloso patrimonio generazionale, di madre in figlia, di nonna in nipote.
Una raccolta di ricette tradizionali del nostro stivale, pubblicato nel 1891 a Firenze, che ebbe un immediato e ampio consenso. Un libro che non era solo un ricettario ma un manifesto dell’Unità d’Italia, anch’essa fresca di nascita. Uno scritto che presentava i piatti tipici da nord a sud, in un italiano fluido, elegante e armonioso (anche un po’ fiorentino), che contribuì a diffondere lingua e ricette in tutto il paese, favorendo il cemento di una giovane nazione, così come a tavola si cementano gli affetti.
Un testo in cui Pellegrino si diletta in gustose digressioni o se volete si attarda a presentare i piatti con osservazioni, aneddoti, consigli e dotte citazioni che non appesantiscono il testo ma anzi lo arricchiscono di contenuti senza tempo, ancora del tutto godibili.
L’opera nacque per caso o quasi. Nel 1855 Pellegrino era a Livorno e dopo aver consumato un minestrone venne preso da forti dolori allo stomaco. Pensando fosse colpa del minestrone, si convinse a scriverne una propria ricetta per tramandarne il giusto e sicuro procedimento. Tornato a Firenze scoprì che la colpa non era del minestrone ma, forse, del “colera” che dilagava allora nella cittadina labronica. Ormai il seme del ricettario era piantato.
Pellegrino Artusi giunse a Firenze per sfuggire alle insidie del famoso brigante Passatore che più volte aveva assalito le ricche famiglie della Romagna Forlivese. Nella nostra città aprì un fiorente commercio della seta con un negozio in via dei Calzaioli.
Fu commerciante per gran parte della vita ma, giunto alla soglia dei 50 anni, si ritirò a vita privata, coltivando la sua passione per i viaggi e la scrittura e dedicandosi alle numerose stesure della sua opera più