3 APR 2025
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Mugello sottosopra: grande partecipazione alla presentazione dell'ultimo libro di Simona Baldanzi

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Mugello sottosopra: grande partecipazione alla presentazione dell'ultimo libro di Simona Baldanzi Mugello sottosopra: grande partecipazione alla presentazione dell'ultimo libro di Simona Baldanzi © n.c.
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C’erano tante persone, giornalisti, lavoratori, tecnici, medici, politici, amici e gente comune, giovedì pomeriggio alla libreria Feltrinelli di Firenze ad assistere alla presentazione del nuovo libro di Simona Baldanzi, “Mugello sottosopra. Tute arancioni nei cantieri delle grandi opere”, un libro che è come un viaggio lungo dieci anni tra le amene terre mugellane di “sopra” e i bianchi cantieri corrosivi che scavano il “sotto” del nostro territorio, ma anche un viaggio tra la nostra gente d'Appennino, che vive il “sopra”, e i tanti lavoratori forestieri che popolano il “sotto”, le gallerie delle grandi opere. Insieme all’autrice, per l’occasione, ne hanno parlato Angelo M. Cirasino, ricercatore dell’Università di Firenze e responsabile della Rete Nuovo Municipio, e Mauro Fuso, segretario generale della Cgil di Firenze, coordinati dal giornalista e direttore di Novaradio, Leonardo Sacchetti.
Il percorso di ricerca della Baldanzi comincia proprio dieci anni fa, quando ancora studente iniziò ad indagare sulle condizioni di quei lavoratori delle grandi opere che stavano sconvolgendo la fisionomia della terra in cui era cresciuta, il suo Mugello. Quegli operai tanto lontani dalla società locale, trasfertisti venuti per lo più dal Sud e relegati nell’invisibilità delle gallerie della TAV, che Simona andò a conoscere e a intervistare per poi farli conoscere a tutti noi, alla cosiddetta opinione pubblica, grazie alla sua Tesi di Laurea, ma soprattutto grazie al suo romanzo d’esordio, “Figlia di una vestaglia blu”, vincitore di diversi premi nazionali.
Da allora ne son passati di treni sotto le nostre montagne, ma non sembra che le cose siano molto cambiate intorno a noi, certamente non per quanto riguarda la condizione di quei minatori ancora dimenticati dentro ad altre gallerie, certamente non per quanto riguarda la situazione di sconvolgimento del nostro territorio: Simona, in questo nuovo libro d’inchiesta, ci presenta l’impatto che le cosiddette grandi opere, dalla TAV (Treno ad Alta Velocità) alla VAV (Variante Autostradale di Valico), hanno avuto sul nostro Mugello, ci parla di queste terre messe sottosopra e dei danni ambientali irreversibili che sono stati causati - basti pensare alla spinosa questione dell’acqua e delle numerose falde prosciugate! -, ma soprattutto ci presenta quel mondo fatto di uomini e di rocce tanto vicino e tanto lontano dal nostro Mugello, ci racconta le storie dei numerosi operai che a queste grandi opere hanno lavorato e tuttora lavorano, lontani dalle loro case e dalle loro vite, con pochi diritti e troppo poca sicurezza, nascosti in gallerie invisibili agli occhi della società locale, invisibili all’attenzione dei media e quindi al dibattito pubblico.
Tra le tante storie di operai, troviamo anche quella fatalmente esemplare di Pietro Mirabelli, minatore calabrese e grande rivendicatore dei diritti sul lavoro, a cui il libro è dedicato: dopo anni e anni di lavoro nelle gallerie d’Italia e di lotte per portare alla luce quelle incredibili condizioni di lavoro, rivendicando i diritti di quella categoria di lavoratori spesso dimenticati, infatti, un giorno di settembre Pietro purtroppo è stato travolto dall’oscurità di una delle tante gallerie in cui lavorava, è morto nel buio come tanti altri suoi colleghi...
Il libro della Baldanzi evidentemente affronta questioni critiche e spinose, che spesso si preferirebbe lasciare riposare nell’invisibilità di quei buchi scavati nelle montagne, perché ogni volta che vengono riportate alla luce, ogni volta che tornano “sopra”, portano con sé tutto il loro carico di amarezza e indignazione, provocando valanghe di polemiche e opinioni contrastanti, ma necessarie. Necessarie per andare avanti, necessarie per migliorarci, necessarie per non dimenticare Pietro, per non dimenticare i tanti morti della tratta Firenze - Bologna, per non dimenticare quei lontani eppur vicini 33 minatori cileni, e quelli cinesi, quelli indiani, africani o italiani che siano, necessarie “per non abbandonare queste storie”, come si augura Simona, che così conclude questo percorso:
“Questo è un libro aperto e non finisce qui. Ogni volta che ho provato a chiuderlo, succedeva un altro fatto che scuoteva tutto e c’era da respirare forte, imprecare piano, non farsi prendere dalla tentazione di abbandonare tutto e mettersi ad aggiornarlo. Cercare di renderlo “completo” è impossibile, perché questa storia non ha fine. Non hanno fine le grandi opere, non hanno fine le migrazioni per lavoro, non hanno fine i danni ambientali e le morti sul lavoro.”

 

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