
A cinque anni dal suo romanzo d’esordio, Figlia di una vestaglia blu, in questo stranamente assolato e caldo mese di ottobre, e precisamente mercoledì 12, esce il nuovo libro di Simona Baldanzi, giovane scrittrice barberinese decisamente controcorrente. Il nuovo saggio di questa coraggiosa voce femminile s’intitola Mugello sottosopra. Tute arancioni nei cantieri delle grandi opere (casa editrice Ediesse), e sarà presentato giovedì 20 ottobre alle 18 presso la Libreria Feltrinelli, in via de’ Cerretani 30/32r a Firenze, alla presenza dell’autrice, di Angelo M. Cirasino, ricercatore dell’Università di Firenze e responsabile della Rete Nuovo Municipio, e di Mauro Fuso, segretario generale della Cgil di Firenze, coordinati dal giornalista Leonardo Sacchetti, direttore di Novaradio, la radio fiorentina dell’Arci.
Simona, nata in una famiglia di operai del tessile, riprende nel suo nuovo libro un percorso di studio e di ricerca cominciato ormai ben dieci anni fa, un percorso che la porterà nel cuore della ‘condizione operaia’ del Mugello, nei cantieri dell’Alta velocità prima e della Variante di valico poi. Il suo lavoro di analisi si occupa delle grandi opere che si snodano tra la Toscana e l’Emilia Romagna, in un territorio tra i più strategici e critici del Paese, in cui la maggior parte della tratta ferroviaria e autostradale è fatta di gallerie.
Per approfondire l’osservazione, Simona passa diversi mesi nei campi base, laddove vivono i cosiddetti ‘trasfertisti’, raccoglie dati, voci, volti, storie, polvere e solitudine; ascolta diversi dialetti, soprattutto del Sud, traduce gli sradicamenti, studia il lavoro di questi nuovi minatori moderni, la composizione delle squadre, la struttura dei campi base, i modi in cui si cerca di occupare il tempo libero: “Mentre prendevo coscienza che il mio territorio era danneggiato irrimediabilmente, mi rendevo conto che i lavoratori delle gallerie rimanevano invisibili proprio come le falde e, forse, proprio perché nessuno li prendeva in considerazione, erano a rischio anche loro”, racconta in un passo. E continua in un altro: “Ogni volta che vedo salire su una jeep o un piccolo furgone i minatori che vanno verso la galleria e mi salutano dai finestrini, mi chiedo se staranno nell’ “arca”. La chiamano così quella sorta di scatola bunker dove si rifugiano i lavoratori mentre fuori salta l’esplosivo per far avanzare lo scavo in galleria. Come nell’Arca di Noè nel racconto biblico, ogni giorno una sfida al diluvio universale, alla vita quotidiana.”
E sono proprio questi ‘lavoratori delle gallerie’, le ‘tute arancioni’, al centro del nuovo libro della Baldanzi, che ci racconta un mondo sommerso di grande forza espressiva, riconnettendosi idealmente con due antenati scrittori, Luciano Bianciardi e Carlo Cassola, autori di un classico, I minatori della Maremma, fatto anche quello di città sotterranee, infortuni e morti, come una maledizione che si ripete. Perché, come scrisse George Orwell, «più di ogni altro, forse, il minatore può rappresentare il prototipo del lavoratore manuale (…) perché è così virtualmente necessario e insieme così lontano dalla nostra esperienza, così invisibile, per modo di dire, che siamo capaci di dimenticarlo come dimentichiamo il sangue che ci scorre nelle vene».
Per chi non la conosce, Simona Baldanzi è nata nel 1977 a Firenze e vive in Mugello. Nel 2006 ha esordito per la Fazi Editore con il romanzo Figlia di una vestaglia blu (Premio Miglior esordio di ‘Fahrenhiet’ Radio Rai tre, Premio Minerva ‘Letteratura di impegno civile’, e finalista al Premio Viareggio Repaci, al Premio Fiesole ‘Narrativa under 40’ e al Premio Chianti). Nel 2009 ha pubblicato per la Elliot edizioni il racconto Neve fra Barberino e Roncobilaccio nella raccolta Padre e il suo secondo romanzo Bancone verde menta. Ha una rubrica settimanale su l’Unità - Toscana che si chiama L’Incartauova, e insieme a F. Bondi e L. Sacchetti è autrice del progetto Storie Mobili (www.storiemobili.it). Il suo sito personale è: www.simonabaldanzi.it.