
Una storia lunga almeno sei secoli (dal 1300) che il prossimo febbraio finirà, in silenzio così come è iniziata. Stiamo parlando della presenza della famiglia Baggiani nel podere (o meglio azienda agricola) Ontaneta, a San Cresci. Ce la racconta, nella grande cucina della casa colonica (che presto dovrà lasciare), Franco Baggiani, ultimo discendente della grande famiglia che è rimasto a coltivare la terra e allevare gli animali che da secoli (circa 16 generazioni) hanno fatto la storia di questo pezzo di Mugello. Una storia che terminerà però il prossimo febbraio. Quando scadranno gli ultimi termini dello sfratto esecutivo e i Baggiani (Franco, la moglie Gianna e la figlia Giulia, che sta per laurearsi) dovranno lasciare casa e terreni. La loro vicenda, piuttosto intricata, si inserisce in quella che ha visto fin dai primi anni Duemila l'Università di Firenze subentrare nella proprietà di un'area di circa 600 ettari alle suore Montalve (che qui avevano la loro residenza estiva) e alla Curia. Una vicenda particolarmente intricata, cui è stato dedicato anche un sito internet, sulla quale negli anni scorsi sono stati scritti fiumi d'inchiostro e per la quale si era parlato anche della possibilità di realizzare in loco un ecovillaggio (clicca qui) e della costituzione della Società Agricola San Cresci. Lasciando però (per ora) tutti questi ambiziosi progetti sullo sfondo, rimangono ettari di terreno al momento incolti (e che, ci raccontano residenti della zona, stanno tornando dei boschi), la villa La Quiete circondata da alcuni anni da ponteggi e la famiglia Baggiani con uno sfratto da parte dei nuovi proprietari (legittimo, ci mancherebbe) che rompe una tradizione di secoli. "Avevo anche chiesto di poter acquistare casa e terreni - spiega sconsolato - ma ci è stata proposta una cifra spropositata". Una storia, quella della sua famiglia, raccontata in parte anche nel recente libro 'Radici', presentato recentemente a Borgo San Lorenzo. Cosa faranno ora? Franco ci racconta di voler ricominciare senza spostarsi troppo da San Cresci. Di voler ripartire da un terreno di proprietà sul quale si è costruito, a costo di indebitarsi, una piccola casetta. Ma avrebbe ancora bisogno di tempo per sistemare gli animali. Questo tempo, però, pare che gli avvocati e i nuovi proprietari non vogliano concederlo. Così il prossimo febbraio gli animali saranno messi fuori e ricominciare sarà ancora un po' più difficile.