4 APR 2025
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Reggello, muore di Covid giovane maestra.Figlia pubblica le loro chat: "Questo è il virus"

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Messaggi della maestra Lucia alla famiglia in ospedale prima della scomparsa per Covid Messaggi della maestra Lucia alla famiglia in ospedale prima della scomparsa per Covid © Figlia Eleonora Proietti
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Esattamente un mese fa Reggello perdeva una giovane donna e mamma. Lucia Cosimi, 55 anni, insegnava alla Scuola Oriani di Reggello ed aveva due figli. Una vita come quella di qualsiasi altra persona fin quando questa non è stata improvvisamente interrotta dal Covid-19. I primi sintomi, il ricovero in ospedale il 6 novembre e poi Lucia il 22 novembre non ce l'ha fatta. Non aveva nessuna malattia pregressa e non rientrava nelle fasce considerate "a rischio". Ed è per questo che la figlia Eleonora ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro tramite il suo profilo Facebook e Instagram : ha diffuso le ultime chat di What's app scambiate da lei e la sua famiglia con mamma Lucia. Dai messaggi (visibili nella galleria foto, ndr) si comprende che in un primo momento Lucia stava bene, i valori sembravano migliorare ma che improvvisamente tutto è cambiato nel giro di pochi giorni. Come va?», chiede la figlia. E la madre, ricoverata all’ospedale di Ponte a Niccheri: «Con l’ossigeno meglio, ma è dura». E poi: «Mi hanno dato un altro sciroppo per la tosse. Sono sempre attaccata all’ossigeno. Voi tutti bene?». "Fatte le lastre, ora il polmone deve migliorare non è messo male". Al marito: "Ti amo". "Anche noi ti amiamo". "È quello che mi incoraggia". "Dei negazionisti poi non me ne è mai fregato niente, tempo ed energie persi. Però leggere e sentire tanti contro il vaccino, non lo accetto. [...] Ci si ammala anche seguendo le regole", spiega Eleonora a conclusione del suo racconto.

Queste le parole di Eleonora sui Social:


"La mia mamma è morta il 22 novembre. Lucia aveva 55 anni. Lucia lascia un marito della stessa età e due figli, di 24 e 21 anni. Lucia stava bene poche settimane fa, quando, come ogni giorno, l'ho chiamata al telefono. Erano giorni che tossiva ininterrottamente. Mi ha detto:"Tesoro, scusami, ci sentiamo quando mi passa questa tosse".

La nostra mamma non ce l'ha fatta. La nostra mamma è stata portata via con un'ambulanza il 6 novembre. Qualche giorno con il casco. Eravamo preoccupati, senza dubbio, ma sereni. La nostra mamma non aveva alcuna malattia pregressa. La nostra mamma stava bene. La nostra mamma aveva 55 anni. Questi sono i messaggi che è riuscita a scambiarsi con noi quando aveva il casco. Cioè, quando aveva il casco e vedeva molto male la tastiera del telefono. Un giorno è stata intubata. Eravamo positivi: faremo tutto quello che bisognerà fare, aspetteremo tutto il tempo che bisognerà aspettare.

Dopo dieci giorni la tragica chiamata dall'ospedale: ci vuole un miracolo. Le fanno una terapia sperimentale, bisogna crederci e mandarle tanta forza, "il gioco di squadra di solito funziona" mi dice una dottoressa. È così. Migliora. Il primario è entusiasta, lo sono anche gli anestesisti, "che sono sempre i più cauti". La mattina di due giorni dopo chiamo il mio babbo, come sempre. Siamo felicissimi. Attacco, e mentre lo faccio penso:"Che cavolo però.. Aspettare le due per avere buone notizie è un po' una noia". L'ospedale chiama sempre di primo pomeriggio, una volta al giorno. Dopo 15 minuti ci chiamano il primario e l'ospedale. La nostra mamma ha avuto un tracollo nella notte. È morta.

La ragione di questo post non è la nostra mamma. La nostra mamma che non doveva morire, la nostra mamma che poco più di un mese fa stava bene, la nostra mamma che era la persona più dolce del mondo, la nostra mamma che è morta a poco tempo dal vaccino, la nostra mamma che in quei tre giorni che non era sedata aveva diffuso così tanto amore che per tutti era "La Maestrina", la nostra mamma che piangono anche i medici, la nostra mamma sulla cui bara, gli stessi, hanno messo delle luci. La nostra mamma che non può lasciare alcun vuoto, tanto ci ha riempiti. La nostra mamma che non ha mai dato solo a noi tre. Il motivo è un altro: è l'uomo agitato in fila alla motorizzazione. Si mette la mascherina sotto il naso, sbuffa, se la sposta sul mento, sbuffa ancora, si muove nella stanza, allarga le braccia, soffia. Mi giro verso di lui, lo fisso. Lui mi guarda, io lo guardo. Sento qualcosa salire. Gira lo sguardo, continuo a fissarlo. Mi guarda, lo guardo. Non sono riuscita a dire niente, tanta era la rabbia. Non ce l'ho fatta. Dei negazionisti poi non me ne è mai fregato niente, tempo ed energie persi. Però leggere e sentire tanti contro il vaccino, non lo accetto. Non lo accetto e vi chiedo aiuto. Per favore, manteniamo alta l'attenzione, anche se siamo stufi delle distanze, delle limitazioni. Ci si ammala anche seguendo le regole."

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