
Tre anni che nel cuore dell'Europa si perpetua, giorno dopo giorno, un inutile massacro. Tre anni fa, all'alba dell'inizio (falso) di quel conflitto il mondo s'indigno.
Tutti erano ucraini, tutti si commovevano al cospetto di uomini, donne e bimbi in fuga da quel pezzo di terra uscito a pezzi dal post comunismo sovietico.
Tre anni che l'Europa, impegnata a discutere delle dimensioni delle telline, della curvatura delle banane e della bontà della farina di grilli, perpetua la teoria dell'invaso e dell'invasore ignorando, con grande menefreghismo diplomatico, che là si sparava e si moriva da almeno 8 anni nell'indifferenza del mondo terraqueo in un paese di fatto mai nato unito e dove le divisioni fra filo europeisti e filosovietici sobillavano financo nelle famiglie.
Non solo. In tempi in cui la memoria ci viene spesso centrifugata con un rincorrersi di notizie una dietro l'altra e molto spesso fake create ad arte per distrarci, abbiamo completamente dimenticato che tutto ebbe inizio con la famosa rivoluzione arancione (nota come rivoluzione di Maidan dal nome della piazza dove si svolsero i moti) in cui l'Ucraina si divideva fra filo europeisti e filo russi.
Violente furono le proteste di piazza con decine e decine di morti fra chi stava con il presidente Viktor Yanukovych filo russo che sospese le trattive europee spezzando i sogni di chi sognava l'Europa.
La rivolta si concluse con la fuga di Janukovyč in Russia ma le ferite lasciate furono profonde, così come rimase sospesa la posizione di precario equilibrio fra est ed ovest di un paese ridotto alla fame e quindi drammaticamente alla ricerca di euro o di rubli necessari a sfamare il popolo.
Un paese nato dopo la dissoluzione dell'impero sovietico che per secoli, dallo Zar ai Soviet, è stato appendice russa. Un paese che ha vissuto momenti di tensione dopo l'indipendenza del 1990 per la gestione della ex flotta nucleare sovietica del Mar Nero ridotta in molti casi a un cumulo di ruggine e che manifestava una palese divisione fra simpatie europee nelle aree occidentali e ambizioni russe ad est.
Un paese che quasi non sì accorse nel 2014 che la strategica Crimea, dichiaratamente filo russa, grazie ad un invasione fantasma di "omini verdi" ovvero militari russi senza mostrine si ricongiunse a madre Russia grazie anche a un referendum senza storia numericamente parlando.
Un paese diviso che sempre nel 2014 vede iniziare il conflitto fraticida nel Donbass fra separatisti filo russi e forze governative ucraine che ha causato prima che "scoppiasse la guerra" Russia-Ucraina oltre 14.00 morti!
Morti senza nome e senza memoria ignorati dall'Europa che misurava la grandezza delle telline, la curvatura delle banane e la bontà della farina di grilli.
In tre anni non si è mai fatta un’analisi più approfondita della storia delle terre e del popolo ucraino. Sono tre anni che ci narrano che è indispensabile indebitare la misera Europa per armare fino ai denti l'Ucraina, o almeno una sua parte, per sconfiggere militarmente la Russia.
Tre anni fa, se lo fanno oggi faremmo grasse risate, che ci raccontano che le sanzioni europee avrebbero distrutto l'economia russa in poche settimane.
Sono tre anni che osannano Zelensky come un eroe, come il salvatore del suo popolo e della libertà dell'intera Europa, poi mai perchè?.
Sono tre anni che affermano che Putin è un criminale furioso malato terminale di parkinson, di tumore alla tiroidee e quant'altro con cui non può esserci nessun tavolo di pace e che quella della Russia e disinformazione mentre il nostro dire è vangelo.
Sono tre anni che nessuno prova ad immedesimarsi, almeno per un attimo, nei panni del nemico e provare a vedere la prospettiva al rovescio...
Sono tre anni che inutilmente ricordiamo "la promessa tradita" fatta nel 1990 dall'allora segretario di Stato americano James Baker a Mikhail Gorbachev all'indomani della dissoluzione dell'Unione Sovietica in cui si assicurava ai russi che la Nato non si sarebbe sposta di un pollice verso est.
Sono tre anni che abbiamo garantito solo portafogli gonfi ai trafficanti di armi sperperando moltissimi soldi che potevano essere spesi meglio per i cittadini europei e che invece hanno solo distrutto l'economia della già derelitta e dormiente Europa che oggi pretende anche di sedersi, con quale titolo non si sa al tavolo delle trattative della pace.
Tre anni in cui da novelli Don Chiscotte abbiamo fatto la battaglia contro i mulini a vento semplicemente perché solo un folle sognatore poteva pensare che un topolino potesse battere il paese più grande del mondo.
La Russia rivendica la vittoria e l'acquisizione di quei territori russi o filo russi dal 2014 e gli Usa di Trump rivogliono indietro i circa 500 miliardi di dollari prestati a Zelensky.
Tre anni dopo il risultato di questo inutile massacro sarà, com’era logico fin da subito, lo smembramento dell’Ucraina nai stata Una e la spartizione dei suoi terreni e delle sue risorse tra Stati Uniti e Russia.
E l’Europa che non ne ha azzeccata una e ha fatto di tutto per distruggersi politicamente ed economicamente mentre contava la dimensione delle telline, della curvatura delle banane e della bontà della farina di grilli oggi gira la giacchetta, batte i piedi come un bambino vizioso e chiede una poltrona, o almeno uno strapuntino al tavolo delle trattative per credere e far credere di contare ancora qualcosa.
Chi ci rimetterà oltre ai molti morti invano nell'inutile massacra fraticida ucraina saremo sicuramente noi figliastri di un'Europa che dovremo mettere la mano al portafoglio per pagarne le conseguenze.
E poi il problema sono i dazi di Trump!
Va beh, banale dire che molti lo avevano detto fin dall'inizio...