
Franco Zeffirelli, uno dei più grandi registi italiani del XX secolo, nacque il 12 febbraio 1923 a Firenze. Il suo nome di battesimo era Gian Franco Corsi Zeffirelli, e la sua nascita avvenne in circostanze particolari che avrebbero segnato la sua vita e la sua carriera.
Zeffirelli venne al mondo in una famiglia dalle origini complesse. Sua madre, Adelaide Garosi, era una modista fiorentina, mentre il padre, Ottorino Corsi, era un mercante di lana. Poiché i suoi genitori non erano sposati al momento della sua nascita, il piccolo Franco non poté ricevere il cognome paterno e venne registrato con un cognome inventato da un impiegato dell'anagrafe. Fu proprio da questa particolarità che ebbe origine il suo cognome, Zeffirelli, ispirato da una variazione della parola "zeffiretti", presente in un'aria dell'opera Idalma di Pietro Metastasio.
La sua infanzia non fu semplice: rimase presto orfano di madre e venne affidato a una lontana parente. Tuttavia, l'ambiente artistico e culturale di Firenze giocò un ruolo fondamentale nella sua formazione. Fin da giovane, mostrò un forte interesse per l'arte, la letteratura e il teatro, passioni che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita.
L'Italia degli anni '30 e '40, con i cambiamenti politici e sociali che la caratterizzarono, influenzò notevolmente il giovane Zeffirelli. Dopo aver studiato architettura all'Università di Firenze, scoprì il teatro e la scenografia, avvicinandosi così al mondo dello spettacolo. Fu in questo periodo che entrò in contatto con personalità di spicco come Luchino Visconti, che divenne suo mentore e gli aprì le porte del cinema e del teatro internazionale.
La nascita di Franco Zeffirelli segna l'inizio di una storia straordinaria, fatta di talento, passione e dedizione all'arte. Il suo contributo al mondo del cinema, del teatro e dell'opera rimane indelebile, lasciando un'eredità culturale che continua a ispirare artisti e spettatori di tutto il mondo. Indimenticabili le trasposizioni cinematografiche di capolavori shakespeariani (La bisbetica domata 1967, Romeo e Giulietta 1968, Amleto 1990). Negli anni settanta si dedica ad un cinema più “classico” con pellicole come “Fratello Sole Sorella luna”(1971), “Gesù di Nazareth” (1976) e “Il Campione” (1978). Negli anni ’80 torna al teatro e all’opera, portando in scena una magnifica stagione della Scala di Milano. Negli anni ‘90 si dedica nuovamente al cinema con “Storia di una capinera” (1993), “Jane Eyre” (1996) e “Un tè con Mussolini” (1999).